Senza veli, senza trucco

Ma come fai
il lavoro dell’inganno il trucco senza veste
ti deserterei lo sfondo dell’amore vano
mi insegni non mi istruire
mi inganni e mi ammali senza fine
in mano tua io sono
allunga un bacio e dammelo sul pieno della bocca
senza veli senza trucco

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Posa ancora per me, posa. Facciamo l’amore troviamo insieme un cuore. Senza altre parole.

Posa la tua carezza su di me
posa per me a gambe aperte su un povero sgabello di legno
poligono di amore sessuale
sei sensuale
ci sei sempre
adesso vorrei non fossi soltanto meraviglia
di poesia delle poesie lontane dei poeti maestri
e tutto questo è semplicemente complicato
come il tuo bacio nella mia graffiata ironia
raggiante sei posa ancora per me
facciamo l’amore troviamo insieme un cuore
il tuo intimo
scollato il seno reggiseno ti sfilo
sfilero’ su una passerella dice la tua gamba
lunga sottile
adesso sei prova di sentimento
prova ad indossare una veste
che sia in paragone con la tua d’ambra
carnagione
la cagione
di perdere un inno di battaglia
è la guerra del destino
per salvarti dalle grinfie
dell’oscuro
orrendo non mi arrendo
non me ne vado per sentieri tortuosi
volo a salvare il mio amore
a salvare il mio amore

Ignorare che in tutto il bene possibile, si trovi la voglia di dedicare del tempo, all’agire corretto e al retto dedicarsi a se’ stesso come ad un altro.

Non interrompere un formalizzarsi del banale intervento presente, qualora sia in distonia con il balenarsi della risposta comprende il capire senza omettere e negare. Involversi e capirsi, passa è affermato da vari ambiti, tutto c’è di nuovo da capire. Ignorare che in tutto il bene possibile si trovi la voglia di dedicare del tempo all’agire corretto non significa. Mentre si trova il volere amare la componente di significato, è ricco di significato il retto dedicarsi a se’ stesso come ad un altro infatti.

 

La morte della soppressione, il limite esterno quando esteriormente il sale della vita nella metafora soffoca e si ritrova nel ritornare sui propri passi.

Si puo’ dire che il continuo in cui siamo immersi di spazio e tempo è una rete sensibile, il  domandarsi se cio’ influisca in qualche misura su di noi, si puo’ sicuramente dire che cio’ è confermato da piu’ fattori dall’ambiente alla natura cosmica ai movimenti: se è vero che sia possibile camminare all’infinito e poi tornare sui propri passi allora non saremmo creature biologiche ma esseri superiori. Il limite esterno della morte della soppressione dell’infinito è il tempo percepito. La morte della soppressione dell’infinito è il limite esterno, e come dicevamo siamo immersi in uno spazio-tempo senza limiti, limite esteriore quando intrinsecamente il sale della vita nella metafora soffoca.

Scuro e preponderante, musica per la salute psicofisica, cio’ che è esiste per se’ stesso cio’ che appartiene lo hai o si possiede in misura in cui se lo hai lui non ha te, tranne in una finzione.


Nella stoica sicurezza il limite è ad uso della sanita’ piscofisica, dell’attitudine ad essere sicuri c’è un’ estrosa estasi, qual’ora non degeneri in un disturbo. Il superamento della paura è il peggiore dove è tutto uguale a se stesso. La genesi si manifesta nell’assunzione “ariosa” se attorno per logica tutto si fa scuro e preponderante. Ottunde la mente come un ritmo ripetitivo il bene che si opera su di sè. Io agisco su me stesso a differenza di un    oggetto in maniera scibile e pero’ preponderante su un oggetto che invece posso rompere, cio’ che non si rompe quasi sempre è la realta’. Se hai qualcosa lui non ha te. Nella finzione puoi possedere cio’ che non puo’ appartenerti, ossimoro di multilinguismo che permette di padronare teorie di linguaggio molteplici quando la realta’ linguistica se non conosci le altre lingue è una, da questo si osserva che la realta’ è sempre stata composita, esistevano infatti i dialetti.